Val d'Aosta sconosciuta: Cima Longhede e Becca d'Aver

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Testo e foto di Daniele Mora

Vista dall'alto la Valle d'Aosta assume l'aspetto di un rettangolo frastagliato e un po' gibboso, tagliato in due dalla Valle Centrale che seguendo il percorso della lunga via fluviale della Dora Baltea, seziona la regione in una specie di Yin Yang quasi perfetto. Una unica immensa, lunghissima e inconfondibile traccia che è il cuore pulsante della regione. Da ciascuno dei due versanti si diramano i solchi profondi delle valli laterali che solitamente portano a vette famose e, parlando di trekking, in molti casi inaccessibili. Partendo da Sua Maestà il Monte Bianco e dal confine francese, si incontrano subito le due valli gemelle che fasciano da sud-ovest a nord-est l'intero massiccio. La Val Veny e la Val Ferret. Seguendo a volo d'uccello il corso del fiume, si inizia subito la lunga discesa lungo la Valle d'Igne che partendo da Courmayeur si fonderà molto più in basso nella Valle Centrale, qualche chilometro prima di Aosta. Lungo il percorso vediamo staccarsi verso sud-ovest (destra orografica della Dora) la Valle de La Thuile che sale ad ampie curve verso il passo del Piccolo San Bernardo. Sempre a destra, ormai quasi a fondovalle, si diramano a ventaglio le valli che culmineranno ai piedi del Gran Paradiso: la Valgrisenche, la Val di Rhemes, la Valsavarenche e la Valle di Cogne. Arriviamo così alla vasta piana di Aosta dominata a sud dallo spettacolare Monte Emilius. Dal capoluogo si dirama la prima grande valle alla sinistra della Dora che, dopo pochi chilometri si divide in due formando la Valle del Grand San Bernardo che conduce in Svizzera, e la splendida Valpelline che porta ad una zona montuosa quasi del tutto inaccessibile in auto. Lasciata alle spalle Aosta, sempre a sinistra lungo la Valle Centrale, si incontra la silenziosa Valle di S.t Barthelemy che ci illude con la promessa di raggiungere il Cervino ma si interrompe improvvisa, sbarrata dai monti che racchiudono la valle successiva: laValtournenche, che invece mantiene la promessa e ci porta dritti dritti sotto le pendici della cima regina delle Alpi occidentali. Ed eccoci alle valli che attaccano il maestoso massiccio del Monte Rosa: la Val d'Ayas e la Val di Gressoney, anche loro sulla sinistra. Le sponde montuose della Valle Centrale si allargano dolcemente sfociando all'improvviso nella grande Pianura di Ivrea e del Biellese, non prima però di regalarci un ultima incredibile valle, questa volta a destra, che tortuosa conduce al delizioso Parco Naturale del Mont Avic dominato dall'omonima cima. La Valle di Champorcher. Per chi fa trekking molti di questi sono i nomi familiari di luoghi famosi, evocati decine di volte da mappe o itinerari, nomi che personalmente ho anche raggiunto e che animano ricordi sempre speciali.
Il trekking che vorrei proporre ci porterà invece verso uno dei luoghi meno famosi di tutta la Valle, anzi due: La Cima Longhede e la cugina Becca d'Aver. In tutta la Valle d'Aosta sono centinaia, se non migliaia, i posti dai quali si può godere di una vista spettacolare su cime, valli, ghiacciai e quant'altro ha da proporre di fantastico la montagna, al contrario, i luoghi dai quali si può ammirare praticamente tutta la Valle con un unico colpo d'occhio, sono davvero pochi. Io personalmente ne ho raggiunti solo tre. Il binomio Cima Longhede e Becca d'Aver è uno di questi e rappresenta un trekking con un rapporto qualità-prezzo (fatica-soddisfazione) praticamente unico. La relativa facilità di salita fa sì che molti lo snobbino prediligendo mete più impegnative e più “in quota” eppure, i 2469 mt. della Becca d'Aver secondo me, sono di tutto rispetto. Anche il dislivello sembra non rappresentare una grande sfida anche se, con i diversi saliscendi, si superano di poco i 700 metri. Ma per una volta proviamo a godere in tutta calma di tutta la bellezza che la montagna ci può regalare. Non ce ne pentiremo.

Come arrivare - Per chi proviene da Torino percorrendo l'autostrada TO-AO ci sono due immediate possibilità. La prima è l'uscita diretta a Châtillon, la seconda (che consiglio) è l'uscita al casello di Quincinetto che essendo ancora in Piemonte, permette un pedaggio autostradale “ragionevole”. Da qui si può tranquillamente prendere la statale che ci permetterà di raggiungere Châtillon a costo zero. (Da qualche anno la Valle d'Aosta ha aumentato in modo spropositato i prezzi del tratto di autostrada situato nel suo territorio. Questa è una politica che non condivido e che mi ha spinto a prediligere la vecchia statale che per il raggiungimento delle prime valli non impone neppure grosse perdite di tempo.) Da Châtillon si seguono le indicazioni, chiare e facili, per Cervinia-Valtournenche. Si risale la valle per circa 9 km raggiungendo il paese di Antey-Saint-Andrè, dal quale si svolta a sinistra seguendo le indicazioni per la frazione di Torgnon che si supera seguendo poi per Mongnod. Da qui seguire la deviazione per la piccola località di Septumian e poi per il vallone di Chantornè. E possibile posteggiare l'auto lungo la strada qualche centinaio di metri dopo una grossa area di pic-nic. Siamo a quota 1823 mt. Da Antey-Saint-Andrè all'attacco del sentiero si percorrono circa 10,5 km

Descrizione del percorso - Dalla macchina si cerca, dal lato a monte, il cartello indicante il sentiero n.11 per la Becca d'Aver, posto nei pressi di una staccionata di legno che si costeggia fino a dietro una casa. Il sentiero, in medio pendio, si inoltra in una zona boschiva e dopo 200 metri incrocia la strada sterrata di servizio degli impianti sciistici. Superata la sterrata ci si trova sulla pista vera e propria che si risale in forte pendenza sulla sinistra per circa 300 metri. Attenzione ai segni bianchi e rossi che indicano il proseguimento del sentiero nel punto in cui, abbandonata la pista, ci si inoltra di nuovo nel bosco (quota 1970 mt – 25 min). Mantenendo una discreta pendenza e zigzagando spesso il sentiero sale tra i boschi tagliando in diagonale la montagna. La vegetazione è rigogliosa e tra pini e faggi si possono trovare decine di tipi di fiori diversi (ovviamente dipende dalla stagione). Usciti dal bosco, dopo circa 1 ora e 30 di passo davvero tranquillo, si raggiunge il Colle d'Aver a quota 2330 che risulta sgombro dagli alberi. Qui si inizia ad avere un visuale di notevole interesse su di una discreta porzione della Valle Centrale direttamente sotto a noi. Varrebbe già la pena di fermarsi (e qualcuno lo fa) e ammirare tutto con calma, ma le vere sorprese sono non molto più avanti (la Cima Longhede) e non molto sopra di noi (la Becca d'Aver). Decidiamo di proseguire sul facile e panoramico sentiero a mezzacosta che in poco più di mezzora ci porta alla grande croce in ferro della Longhede. Il cammino si snoda tranquillo tra i prati sul versante a valle passando sotto una serie di paravalanghe. La Cima (2416 mt) è uno spettacolare sperone (tipo rupe del Re Leone) che si protende su una porzione della Valle d'Aosta incredibilmente ampia e, ovviamente, su buona parte delle sue maestose cime. Siamo rivolti esattamente in direzione sud e sotto di noi si ha una visuale fantastica della Valle da est e ovest, dal suo imbocco al confine piemontese fino ben oltre la città di Aosta, per non parlare della corona di monti che ci presenta davanti. Una vista che lascia senza fiato. Riconosciamo molte delle cime che vediamo. In uno spicchio di pianura si intravede all'estrema sinistra (est) la cima del Monte Antola, addirittura in Liguria. Spostando lentamente lo sguardo verso destra (da est a ovest) la prima cima della Valle che riconosciamo è la Cima Nera seguita dalla bellissima punta del Mont'Avic. Quasi di fronte a noi ecco il Mont Rafrey e ancora più a destra il fantastico Monte Emilius con la fedele sentinella della Becca di Nona e la Punta Rossa poco dietro. Ed ecco lontana la Punta della Grivola che è per altezza la terza del massiccio del Gran Paradiso. Lo sguardo si sposta ancora più a ovest individuando il grande Massiccio della Testa del Rutor. Solo il Monte Bianco rimane nascosto, per un soffio, dai pendii. Sostiamo alla croce beandoci di tanto splendore e ringraziamo il cielo per una giornata così limpida. Ma le sorprese non sono ancora finite. Dopo un buon spuntino lasciamo questa splendida posizione per ritornare sui nostri passi. In una decina di minuti incontriamo il ben evidente bivio (non segnato ma di facile individuazione) che porta diritti alla Becca D'Aver perfettamente in vista diritto davanti a noi. Il sentiero prosegue in dolce salita seguendo la cresta e passando, questa volta, sopra i paravalanghe. In poco più di mezz'ora, con un ultimo tratto di media pendenza, guadagniamo la cima anche di questo rilievo. Siamo a quota 2469 mt. Anche qui troviamo una Croce di Vetta, sempre di ferro ma più piccola e modesta rispetto a quella della Longhede. Quello che di fantastico può offrire questa vetta è esattamente dal lato opposto rispetto alla Longhede, ed è una vera meraviglia. Rivolgiamo così lo sguardo a nord e, maestoso e inconfondibile, ci appare il classico profilo a piramide del Cervino che ci sembra di poter toccare con mano. Anche qui il panorama spazia senza limiti su vette di tanti trekking a me familiari. Riconosco il Monte Pancherot e lo Zerbion e, minacciate da qualche nuvola, le cime più famose dell'immenso Massiccio del Monte Rosa: le Punte gemelle del Castore e del Polluce, il Naso di Liskamn, e la Punta Gnifetti. Come se non bastasse abbassando lo sguardo si può godere di una grandiosa porzione della Valtournenche che porta diretta a Cervinia. Prima del ritorno ci concediamo qualche autoscatto. Lasciamo la piccola vetta tagliando per il crinale direttamente verso il Colle d'Aver tramite un breve tratto di sentiero, un po' impegnativo ma ben visibile. Dal Colle si segue a ritroso lo stesso percorso fatto all'andata. Nel scendere verso l'auto non possiamo notare che durante tutta la giornata (siamo a metà luglio) non abbiamo incontrato più di una decina di persone. La cosa ci stupisce non poco. Le due vette che abbiamo raggiunto oggi sono alla portata di tutti e su internet esistono diversi siti che ne propongono l'itinerario, ciò nonostante vengono spesso snobbate per ragioni di “troppa facilità”, soprattutto per chi è abituato a impegni più severi. Per noi sono state una fantastica scoperta che per una volta ci ha permesso di gustare a pieno la purezza e la grandiosità del panorama che può offrire la Valle d'Aosta. Sono fermamente convinto che occorre vivere la montagna attraverso tutte le sue molteplici sfaccettature, amandola in tutti i modi che ci concede per essere amata e cercando di conoscerla sempre meglio, con infinito rispetto e grande umiltà. Non si sa mai cosa si trova alla fine della salita.

Riepilogo:
Nome: Cima Longhede – Becca d'Aver
Luogo: Valtournenche (Valle d'Aosta)
Partenza: Chantornè (Si posteggia ai bordi della strada)
Quota di partenza: 1823 mt
Quota arrivo: 2469 mt
Dislivello nominale: 646 mt
Dilslivello effettivo: 711 mt (con saliscendi)
Lunghezza: km 8,0 ca. (andata e ritorno)
Sentiero: n.11 segnato
Carta di riferimento: IGC n.5

Su Google Maps è possibile vedere la mappa satellitare del percorso.
Qui in basso si può scaricare la traccia Gps e la foto del panorama in HD.

Altri itinerari in Val d'Aosta presenti in questo sito: Parco del Mont AvicLe valli laterali - Le Scale Infernali di Barmelle

La posizione delle due cime
I primi metri del sentiero. Sotto si intravedono i prati di Chantornè, località di partenza
Un tratto impegnativo del sentiero a mezzacosta
Bellissimi, piccolissimi e delicatissimi fiori azzurri (Eritrichium nanum)
Un fiore piuttosto comune ma dal colore intensissimo (Sempervivum arachnoideum tormentosum)
Un fiore, splendido, mai visto prima (Phyteuma orbiculare - Raponzolo orbicolare od orbiculare)
Dal Colle d'Aver il sentiero prosegue verso La Cima Longhede passando sotto i paravalanghe
Dopo poche centinaia di metri la Cima è ben visibile. A sinistra la Valle Centrale d'Aosta
Gli ultimi metri, praticamente in piano, verso la Longhede. Sullo sfondo il Monte Emilius
Lo sperone della Cima Longhede (2416 mt)
Lo spettacolare colpo d'occhio a ovest, con alla destra, la piana di Aosta dominata dall'Emilius
Panoramica della vista a sud. Da est a ovest con qualche punto di riferimento
Dalla Cima Longhede il percorso in cresta che porta alla vicina Becca d'Aver, perfettamente in vista
Gli ultimi metri prima della Becca d'Aver. Sullo sfondo già si intravede la sagoma del Cervino
La vista dalla Becca d'Aver alla Longhede con il sentiero in costa che passa sopra i paravalanghe
Vista a Nord dalla Becca d'Aver con al centro Il Cervino e sulla destra il Massiccio del Rosa
Un bel primo piano del Cervino
L'imponente Massiccio del Rosa minacciato dalle nuvole
La sottostante piana di Chantornè e il taglio diagonale della Valtournenche
Io e mia moglie sotto la Croce della Becca d'Aver, dietro, il Cervino ci fa l'occhiolino