Riserva Naturale di Vallombrosa: il Sentiero dei Magnalesi

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Itinerario di Daniele Raspini, che ringrazio.

Un itinerario da percorrere nella stagione estiva, all'ombra e al fresco dei grandi alberi della Riserva Naturale di Vallombrosa: abete bianco e faggio, ma anche castagno e cerro. La Riserva è ricca anche di sorgenti e di piccoli torrenti che finiscono prima nel Vicano di Vallombrosa, poi nel Vicano di Sant'Ellero, affluente dell'Arno. Nata nel 1977, già dal 1869 ospitava la prima Scuola Forestale Italiana che, nel 1914, prese il nome di Regio Istituto Superiore Forestale (attuale facoltà di Scienze Agrarie) e fu trasferita a Firenze. Qui c'è anche l'albero più alto d'Italia, un Abete dell'Oregon di 62,45 metri con un diametro del tronco di 3,31 m.
Il percorso può essere fatto partendo da Magnale oppure, come abbiamo fatto noi, dalla strada che scende dalla Consuma e porta a Vallombrosa. E' lungo circa 16 km con 900 m di dislivello in salita e discesa e non presenta difficoltà, occorrono circa 5 h senza le soste.
Si parte dalla strada asfaltata che dalla Consuma porta all'Abbazia di Vallombrosa, nel punto dove il sentiero 6 attraversa la strada, proprio di fronte a un hotel/ristorante abbandonato. Si prende la strada asfaltata in discesa e la si segue per circa 2 km fino a quando sulla destra si entra nel sentiero 7, che ci porta fino a San Miniato in Alpe, innestandosi nel 8. Qui si vedono ancora gli edifici del vecchio centro Forestale e la piccola chiesa costruita nel 1787 dai monaci vallombrosani. Si prosegue sul sentiero 7/8 fino a quando una piccola croce in legno ci segnala sulla destra la deviazione per il ponte dei Magnalesi. Si raggiunge in 5 min. Su questo ponte gli abitanti di Magnale fermarono i soldati francesi che avevano rubato le campane dell'Abbazia e li costrinsero a restituirle. Il ponte è quasi completamente nascosto dalla vegetazione, ma ci rendiamo conto molto bene come il luogo si presta a bloccare un esercito. Si torna indietro sul sentiero principale e si prosegue fino alle case di Raggioli. Saliamo sul sentiero 8A e dopo circa 200 m lo lasciamo, prendendo a sinistra il 61 che ci porta a Magnale. Alla nostra sinistra il paese di Tosi, e dietro il Monte Secchieta riconoscibile dalle brutte antenne. Il castello di Magnale oggi non esiste più, sui suoi resti sono state edificate abitazioni, l'oratorio settecentesco di San Niccolò e il cimitero. Dal piazzale della chiesa la vista spazia verso la valle dell'Arno, in direzione Pontassieve. Da Magnale si prende il sentiero 6 che, in ripida salita ma con un bel panorama alle nostre spalle, ci porta sul crinale passando sopra l'Eremo di Compiglioni (non visibile), fino a ritornare al nostro punto di partenza.
Da qui, volendo, si può arrivare a piedi alla Consuma per assaggiare la famosa schiacciata (Sentiero 6, 1.30 h A/R). Oppure in auto, ma non rinunciate alla schiacciata...

Qui in basso è possibile scaricare la traccia GPS del percorso, e su Google Maps è possibile vederlo su mappa satellitare.

Una delle tante fonti lungo il sentiero
Segnale indicatore
Abeti bianchi altissimi
Meridiana
San Miniato in Alpe, la chiesetta del 1787
Ancora una fonte
Il ponte dei Magnalesi seminascosto dalla vegetazione
Ponte dei Magnalesi
La croce che indica la deviazione per il ponte
Una via di Raggioli
La piazza di Raggioli
Raggioli
Tosi con dietro la valle dell'Arno
Il Secchieta con le brutte antenne
Oratorio di San Niccolò a Magnale
La valle dell'Arno vista dal crinale