Parco del Beigua: l'anello della Val Gargassa

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Testo e foto di Daniele Mora

Antefatto
Sabato pomeriggio di una delle estati più piovose e meno favorevoli al trekking che la storia (almeno la mia) ricordi.
La domanda era: -Dove andiamo domani?-
La risposta era: -Ma dove vuoi andare che piove dappertutto!-
Rabbia. Disperazione. Delusione. Rassegnazione.
Ma erano ben 6 weekend di fila che non si batteva chiodo. Nessuna uscita se non nella familiare, oltre che a portata di mano, Valle del Ticino. Boscosa, paludosa e, quando piove persino acquitrinosa, pur bella col sole ma percorsa e ripercorsa decine di volte.
Di vere montagne nemmeno a parlarne.
Poteva mai il dio del cattivo tempo averla vinta per la settimo fine settimana di fila?
Apriamo uno qualsiasi dei mille siti dedicati alle previsioni del tempo (ma quanti ce ne sono??) ed ecco l'inaspettato spiraglio.
Entroterra Genovese, tra Liguria e Piemonte:
Domenica: “Variabile con possibilità di leggere piogge”.
Tempi di grama: va bene tutto. Le “leggere piogge” diventano un rischio trascurabile.
Libri. Riviste. Volumi. Internet. Guide. Risultato:
-Va beh! Ma lì non c'è un fico secco. Che montagne vuoi che ci siano?-
-Boh! Qualche altura da poco. Colline, più che altro.-
Tempi magri: va bene tutto. Le “Colline” diventano il Cervino.
Libri. Riviste. Volumi. Internet. Guide. Risultato:
-Niente!-
- Aspetta: ricordo di aver scaricato una App che... fammi un po' vedere... Si Si. Eccola: “Parchi della Liguria”-
Apro l'App.
Parco dell'Antola. Parco delle Capanne di Marcarolo. Parco dell'Aveto. Parco del Promontorio di Portofino. Parco del Beigua.
-La zona è quella: Parco del Beigua.-
-Dai un occhio, magari troviamo qualcosa.-
Tempi di sofferenza: La speranza è l'ultima ecc ecc...
Accedo. Menù (fame di montagna). Il Parco, La Visita, Come arrivare, I Sentieri....
-I sentieri! I sentieri!-
-Calma, sono solo cinque. Non un granché!-
Passo della Gava: Ci piove.
Pratorotondo: E' fuorizona.
Alpicella Neolitica: Neolitica?
Foresta della Deiva: Allora vado giù in Valle.
I Canyon della Val Gargassa: I Canyon di chè?....
….della Val Gargassa.
-Mai sentiti.
-Neanch'io.
-Piove?
-Buona speranza di “leggere piogge.”
-Ci sono foto?
-Qualcuna... ecco.
Dei tizi su di un sentiero, una cartina della zona, un paesaggio lunare, un fiore e... Spettacolo.
-Sembra il Grand Canyon.
-Bello. Si si. Bello!
-Andiamo lì?
-Ok. Andiamo lì!
Uno dei trekking più belli e sorprendenti che io abbia mai fatto e.... ne ho fatti tanti.

L'anello della Val Gargassa
Inaspettato è l'aggettivo migliore che mi viene in mente per descrivere questo lembo di Liguria strappato per un paio di chilometri al confine piemontese; inaspettato, sorprendente e inatteso e proprio per questo lo consiglio a tutti. Sconosciuto alla grande massa è, nell'insieme delle sue tre parti (ora vi spiego), di una bellezza davvero inconsueta e di una ricchezza di luoghi e angoli talmente incantevoli e incantati da ricordare paesaggi a noi estranei anche molto lontani dall'Italia. Tre parti, dicevo. A mio parere tutto l'anello si può dividere in tre tipi di natura e paesaggi ben distinti, ognuna con il suo fascino e con le proprie caratteristiche. La prima parte è la più aliena e singolare: è la zona dei Canyon. Un chilometro circa di gole, anse, cascatelle, massi e pareti a strapiombo sul torrente (Il Gargassa). Il sentiero, favoloso, ci passa accanto e sono molti i punti in cui si può accedere a livello dell'acqua. La seconda parte corrisponde al punto in cui si raggiunge una vasta piana erbosa con qualche albero da frutto (di cui abbiamo approfittato vergognosamente) e le rovine del paese minerario di Veirera. Paese dal quale, seguendo le indicazioni per “Sorgente Sulfurea” in 15 minuti si raggiunge una... Sorgente Sulfurea. La terza parte è quella più montana e impegnativa. Dal piano di Veirera (401 mt.) si raggiunge il punto più alto e panoramico: i circa 500 metri del Passo della Rocca dei Corvi. 500 metri non è certamente una quota da percorsi alpini ma garantisco che, essendo tutto più basso di te, la vista che si gode da lassù è davvero eccellente.
Tutto il percorso offre molteplici spunti per gli interessi di chiunque: dagli amanti delle conformazioni rocciose (geologi), ai patiti di delle pietre (mineralogi), dagli studiosi degli animali (zoologi) ai ricercatori della natura (biologi e botanici), da chi studia il corso dei fiumi (idrografi) a chi sa tutto sulle montagne (geomorfologi), da chi vive per le sorgenti sulfuree (geologi termalistici) a chi ricerca la storia e il passato (storici minerari); ma anche e soprattutto da chi adora camminare (trekkinghisti) fino a chi ama trascorrere una fantastica giornata diversa dalle altre (io).

Come arrivare
Occorre immettersi nella A26: Genova-Gravellona Toce. Per chi proviene da Gravellona, uscire ad Ovada e seguire la provinciale 456 in direzione Genova, per circa 10 chilometri raggiungendo il paese di Rossiglione. Chi invece proviene da Genova dovrà uscire a Masone e, immettendosi sulla stessa provinciale in direzione Rossiglione, per raggiungere il paese di chilometri dovrà farne 9. Raggiunto Rossiglione dalla provinciale imboccare la strada con le indicazioni per Alberola, Sassello, Urbe e per “Stadio Comunale”. Percorrere la strada (provinciale 64) per 1 chilometro e 700 metri e imboccare la stradina in lieve discesa, sulla sinistra, che porta al posteggio dello “stadio” che si raggiunge 200 metri dopo.

Il Percorso
Dal posteggio dello “Stadio” prendere la stradina che costeggia il campo sotto la tettoia che protegge le tribune (cartello esplicativo). Subito dopo l'impianto sportivo il sentiero, ben evidente e segnato con due “XX” gialle, si immerge facile (E) nel bosco affiancando il corso del torrente.
Il dislivello è inesistente e per circa un chilometro e mezzo ci accompagna lungo le fresche sponde del Gargassa offrendo angoli davvero suggestivi con lucide pozze di acqua verde ricche di pesci.
Più avanti iniziano le anse del torrente e il sentiero diventa un po' più impegnativo (sempre classificato “E” ma in molti punti si consiglia di tenere i bambini per mano). I Canyon, se pur non altissimi, sono spettacolari. Il sentiero li costeggia protetto da balaustre in legno molto ben integrate col panorama e dove è possibile ci concede di raggiungere molti punti da favola. Alcuni tratti del percorso sono provvisti di catene e un paio di passaggi sono piuttosto difficoltosi (prestare sempre molta attenzione). Dopo circa un chilometro tra rocce e pareti a strapiombo il sentiero si lascia alle spalle la zona dei Canyon e con un facile guado si sposta sul versante opposto del torrente salendo ripido per qualche decina di metri. Raggiunto un discreto livello sopra il corso d'acqua, procede in piano immerso nel bosco per mezzo chilometro fino ad un secondo guado e, dopo aver risalito un terrapieno di sassi, sbuca nel vasto pratone del paese diroccato di Veirera. Subito incontriamo un enorme e ricchissimo albero di susine selvatiche che saccheggiamo senza ritegno. Il paese è in disfacimento ma conserva ancora tracce del lavoro minerario di non molti decenni fa. Un cartello ci fa allontanare dal paese in direzione opposta a quella del ritorno. Raggiungiamo la “Sorgente Sulfurea” e ne assaggiamo l'acqua dal caratteristico odore di uova marce. Niente di eccezionale ma ha il potere di farci digerire in un attimo l'abbuffata di susine fatta mezz'ora prima. Ripercorriamo i nostri passi e ci riportiamo, superandolo, il prato di Veirera col suo immenso albero grondante di frutti. Qui individuare il percorso è un po' complicato, occorre ritornare al punto in cui dal terrapieno in sassi si è sbucati sul prato e prendere a destra. Su di un albero si incontrano subito i segni del sentiero che, per il ritorno, diventano tre pallini gialli. Qui il tracciato inizia la sua parte “alpina”, salendo subito, spesso in maniera molto ripida, uscendo velocemente dalla vegetazione e risalendo una montagna brulla e quasi desertica. In questo tratto sono diversi i passaggi impegnativi (EE) esposti e ripidi. Anche qui, in alcuni casi, ci si deve aiutare con le apposite catene. La salita è impegnativa ma breve e dopo venti minuti ci portiamo al colletto detto “Della Rocca dei Corvi” dove un cartello (Sentiero Natura 6) e una freccia gialla, ci indicano uno sperone di roccia dal quale il panorama è mozzafiato. Il punto più elevato di tutto il tracciato. Sotto di noi appare tutta la fenditura del torrente percorsa in precedenza e una larga serie di colline brulle e rocciose che non facciamo fatica a immaginare essere a quote più alte. Lasciato la sperone si ritorna al sentiero principale che con una lunga piega a sinistra si abbassa gradatamente tra una vegetazione bruciata dal caldo estivo. Raggiunto il fondovalle ci si immette in una strada poderale che in 40 minuti ci riporta al posteggio dello stadio.

Riepilogo
Tipo di escursione: prevalentemente (E) con una decina di passaggi (EE)
Nome: Anello della Val Gargassa
Luogo: Parco Naturale del Beigua, Liguria
Partenza: posteggio del campo sportivo di Rossiglione (GE)
Quota di partenza e di arrivo: 325 m
Punto più alto raggiunto: 499 m
Dislivello effettivo (con saliscendi): 290 m
Lunghezza: km 7,30 circa
Sentiero: ben segnato, due “X” gialle fino a metà poi tre “pallini” gialli
Cartografia: IGC n.16 carta ufficiale del Parco del Beigua

Sede Parco: via G.Marconi 165, 16011 Arenzano (GE). Telefono 010/8590300. Fax 010/8590064. Email info@parcobeigua.it.
Per Informazioni: il sito del parco www.parcobeigua.it

Su Google Maps è possibile vedere la mappa satellitare con il percorso e qui in basso si può scaricare la traccia Gps.

Inizio del percorso di fianco allo stadio
Il sentiero si affianca al torrente Gargassa
Un tratto protetto dalla balaustra
Uno dei primi punti tra rocce del torrente
Un tratto suggestivo
Un punto di acqua limpida
Le prime catene
Iniziano i canyon
Un canyon visto dall'alto
Il sentiero costeggia il torrente
Un'ansa limpidissima del torrente
Un tratto di balaustra
Gli ultimi tratti dei canyon
Il prato di Veirera con un ramo fruttoso
L'inizio del sentiero di ritorno con i 3 pallini su di un tronco
La salita ripida verso il Passo della Rocca dei Corvi
Un passaggio esposto con le catene
Il punto che porta al Belvedere
La vista verso il percorso del Gargassa
Il brullo sentiero che ridiscende a valle