Portovenere: il giro dell'Isola Palmaria

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Testo e foto di Daniele Mora

Perfettamente in vista dalle finestre di casa mia e facilmente raggiungibili in meno di due ore di auto, si stagliano alcuni dei massicci e molte delle valli tra le più belle e ambite del nord-ovest alpino italiano. Dal Monte Rosa, che domina incontrastato, alla Valle d'Aosta, fino alle Valli Ossolane e le prime vette svizzere, passando dal Cervino, e quelle del comprensorio comasco: Grigne comprese, senza dimenticare le Valli di Susa. Non posso certo lamentarmi per la scelta dei trekking domenicali o per i week end in alta quota che è in grado di offrire la mia zona eppure da qualche anno a questa parte, ho imparato ad apprezzare la... Liguria: che è esattamente dalla parte opposta! Oggi associo questa strana e controversa lingua di terra a molti tra i più bei trekking che ho fatto: una gamma sorprendentemente unica per mete e varietà di ambienti diversi tra loro che, soprattutto nei mesi invernali, quando al nord si cammina solo con le ciaspole, è molto più che un ripiego alle grandi vette. I rilievi sopra Genova sono di tutto rispetto, con dislivelli anche notevoli, adatti a qualsiasi passo e in grado di stupire anche il “trekkinghista” più critico. Avendoci girato molto, soprattutto sulla riviera di levante (da Genova a La Spezia), posso tranquillamente affermare che tutta la Liguria è da scoprire e chi tende a snobbarla sbaglia di grosso. A tutt'oggi il panorama più vasto che io abbia mai potuto ammirare l'ho trovato su una piccola cima dell'entroterra ligure: il Monte Poggio, di nemmeno 1100 metri (1081): uno spettacolo unico che spazia da ovest a est affacciandosi sulla Pianura Padana e sull'imponente corona di vette che la cinge. E cosa dire del Monte Rama nel Comprensorio del Faiallo e della Punta Martìn che si sporge direttamente sul porto Genova da un balcone naturale a 1001 metri di quota? E del fantastico giro del promontorio di Portofino che ci porta al livello del mare fino all'Abbazia di San Fruttuoso? E ancora il lungo trekking delle 5 Terre (già presente in parte su questo sito) che tra ulivi, terrazzamenti e balconate a strapiombo sul mare, porta da Levanto fino al bel Golfo di La Spezia? E' stato in quell'occasione che, una volta giunto a Portovenere scorgo per la prima volta l'isola situata all'imbocco ovest del Golfo che mi incuriosisce subito e mi conquista per la sua solitaria bellezza. Approfittando di un paio di giorni di ferie ci sono tornato con mia moglie nella primavera successiva dopo aver scoperto l'esistenza di un trekking favoloso che fa il giro dell'intera isola: Il giro dell'Isola di Palmaria.
Come arrivare: il trekking vero e proprio richiede un giorno intero compresi il traghetto e le molte pause di interesse storico e ambientalistico, che consiglio assolutamente di fare, presenti sul percorso. Chi volesse recarsi a Palmaria con l'intenzione di “fare una corsa” rimarrà deluso dalla relativa brevità dell'itinerario. A Palmaria ci si arriva con il servizio di traghetti che parte da Portovenere ma, il vero problema, è... arrivare a Portovenere. Il borgo (bellissimo) è servito oltre che dal mare, tramite una sola strada di accesso per cui risulta quasi impossibile il parcheggio, anche in inverno. Una soluzione (quella che abbiamo adottato noi) è partire direttamente dal porto di La Spezia per raggiunge Portovenere in circa 30 minuti. Partendo più o meno alle ore 8,00 si ha il tempo per fare tutto con calma. Il biglietto per l'isola si acquista nella piazzetta antistante il porticciolo. Nei mesi estivi le corse sono a cadenza oraria e veloci (15 minuti con le operazioni di attracco) mentre nei mesi di bassa affluenza turistica le corse sono più rare e occorre fare attenzione agli orari.
L'itinerario: il battello ci lascia ad un molo secondario usato nella bassa stagione chiamato Pontile Tosi. Ci dirigiamo subito a sinistra. Da qui in poi il mare sarà costantemente alla nostra sinistra. Il fondo stradale è di agglomerato duro e compatto (esistono una piccola rete di strade e qualche autovettura). Dopo poche centinaia di metri passiamo davanti alle poche case private presenti sull'isola tra le quali notiamo un ristorante: è il piccolo Borgo di Terrizzo. Costeggiamo la banchina ed altri moli dove un cartello con la stilizzazione dell'isola ci illustra i tracciati che è possibile seguire: noi seguiremo il percorso segnato come “A”. Ancora 700 metri e ci imbattiamo nel primo bivio. Il sentiero segue la strada a destra che inizia a salire mentre a sinistra il lungomare prosegue diritto; andando contro la segnaletica ma spinti dalla curiosità seguiamo quest'ultimo. In pochi minuti ci troviamo sulla punta più a est dell'isola: Punta della Scuola, che ci presenta la avanguardie a mare del Forte Umberto I che presidia la punta più a monte. Le strutture sono palesemente abbandonate e i locali vuoti e fatiscenti, li ispezioniamo con cautela (anche perché sarebbe vietato entrarci). Da una finestrella scorgiamo il minuscolo scoglio della Torre Scuola che spicca solitario a circa 230 metri da dove ci troviamo e che ospita una massiccia torre di guardia grande quanto l'intero perimetro dello scoglio. Torniamo sui nostri passi fino al bivio, per riprendere il sentiero in salita di poco prima. La strada, ancora carrozzabile, sale con buona pendenza portandoci sopra il Forte Umberto Primo. Ultimato nell'ultimo decennio del 1800 e destinato a scopi militari, rimase in esercizio, con varie modifiche e aggiunte, fino a dopo il secondo conflitto mondiale; dismesso negli anni cinquanta diventò per pochi mesi un carcere militare per poi essere abbandonato definitivamente. La breve salita ci porta all'incrocio dove si trovano i resti della Batteria Albini: notevole complesso militare che ospitava cannoni in grado di scomparire sottoterra; sempre nel sottosuolo si trovano i locali logistici ormai invasi dalla vegetazione e non più accessibili. Quello che rimane in vista oggi può comunque dare una valida idea della grandezza della struttura. L'incrocio della Batteria presenta molte strade che offrono, a chi lo desidera, un comodo e diretto accesso alla vetta. Noi ci teniamo sul sentiero a sinistra continuando a costeggiare il mare alla quota di 45 metri. Qualche minuto più avanti scorgiamo una piccola stradina sterrata a sinistra che sembra dirigersi in basso direttamente verso il mare. Anche questa volta la curiosità è nostra alleata e decidiamo di abbandonate ancora il sentiero principale. Dieci minuti di cammino e qualche peripezia finale ci fanno sfociare su una serie di scogli a filo dell'acqua. E' un punto incantevole nel quale ci fermiamo per una ventina di minuti. Riguadagniamo il sentiero “ufficiale” e lo seguiamo tra la tipica vegetazione mediterranea fino ad una villa recintata e abitata che si affaccia sulla deliziosa scogliera di Punta della Marinella (o Mariella). Il sentiero si trova alla destra del muro di cinta e diventa improvvisamente impegnativo. Ora si tratta di una tipica traccia di montagna che si inerpica ripida per una sessantina di metri fino ad intersecare altri tracciati. Manteniamo costantemente la sinistra. Inizia uno dei tratti più belli del trekking: 600 metri a mezzacosta, a 85 metri di quota, dove per la prima volta si scorge la seconda, per grandezza, isola dell'Arcipelago Spezzino: l'Isola del Tino. Il sentiero raggiunge un nuovo bivio. Anche qui si prende a sinistra in repentina e tortuosa discesa tra la vegetazione e piante di lecci fino a raggiungere di nuovo il livello del mare in un vasto spiazzo detto Cala del Pozzale. Il luogo è ancora utilizzato come accampamento estivo per le truppe militari italiane. Le strutture presenti sono tante ma sembrano tutte molto fatiscenti. Spiccano i resti scheletrici in tubolare di ferro usati come sostegno di grosse tende. La spiaggia è bellissima ed è accessibile, oltre che dal ripido sentiero appena fatto, solo dal mare. Nonostante questo vi si trova un piccolo ristorante-bar. Pranziamo sulla spiaggia con un panino: il mare davanti e le docce militari disposte in fila alle nostre spalle. Comunque tutto molto suggestivo. Dopo una buona oretta a fare foto e a gustarci il primo sole di aprile, proseguiamo lungo la spiaggia raggiungendo il punto più a sud dell'isola: Capo d'Isola, direttamente di fronte al grosso scoglio del Tino con il suo faro che svetta sulla sommità. Questa zona di Palmaria si presenta come una cava a cielo aperto e tutto appare in lento abbandono. Notiamo i resti di gru e paranchi di estrazione, oltre a diversi locali probabilmente adibiti ad abitazioni o dormitoti per gli operai. Qui si estraeva una preziosa varietà di marmo nero. Dal livello del mare riprendiamo la traccia (frecce gialle) che ci porta in pochi minuti tra due picchi dai quali si vedono i fori delle gallerie usate per altri tipi di estrazione. Il paesaggio cambia radicalmente e ci troviamo di nuovo a quota 50 metri in un pianoro roccioso dominato dai gabbiani a strapiombo sul mare. E' la parte più inaccessibile, selvaggia e grandiosa dell'isola: gli strapiombi di Caletta e Cala Grande. Il sentiero sale costante per un chilometro offrendoci uno spettacolo mozzafiato. Impossibile non fotografare. Raggiungiamo finalmente il punto più alto del percorso (175 metri) che ospita il Centro di Rieducazione Ambientale: struttura didattica per l'attività di educazione ambientale sul campo. Sulla cima si trova anche l'enorme struttura del Forte Cavour, oggi in totale abbandono e impraticabile per la fitta vegetazione che ne nasconde la mura comunque imponenti. Ne costeggiamo il perimetro per qualche minuto per poi riprendere il sentiero. Si segue la strada semi asfaltata fino ad uno spiazzo che si affaccia sulla baia di Portovenere. Il sentiero affronta ora il suo tratto più scosceso che segue i tralicci della linea elettrica. La discesa è davvero repentina e occorre fare un po' di attenzione. Con l'aiuto di alcuni tratti attrezzati da corde scendiamo a picco direttamente sullo stretto di Portovenere, con di fronte la sua splendida e caratteristica chiesa e uno scorcio favoloso del litorale delle Cinque Terre. Il sentiero sfocia all'improvviso sugli scogli della spiaggia di Punta Secca. Non fatichiamo ad immaginare questo posto stracolmo di bagnanti in piena estate mentre noi ora lo attraversiamo con lo zaino in spalla e gli scarponi da montagna. Superiamo anche l'ultima punta caratterizzata da un paio di bunker militari e chiudiamo l'anello del nostro trekking. Eccoci al molo in attesa del battello che ci preleverà tra pochi minuti. Mare e montagna insieme: questa è la Liguria. Rilassandoci seduti sul molo, ci azzardiamo a levarci gli scarponi e ad infilare i piedi in acqua. Qualche pesciolino più coraggioso degli altri si avvicina facendoci il solletico mentre a filo d'acqua si sente la sirena del battello che arriva a riprenderci. Una giornata bellissima!
Note: il Giro dell'Isola di Palmaria è famoso e la descrizione del percorso si trova su molti libri e in diversi siti, per cui non pretendo certo di aver scoperto l'acqua calda. I sentieri che solcano l'intera isola sono tanti e tutti ben tenuti da gente del luogo, nonostante questo gli appassionati di trekking che li percorrono sono relativamente pochi. Il turismo estivo predilige le spiagge ed il sole ai sentieri dell'isola, e certamente non la quiete del luogo che, in quel periodo è affollatissimo. Il turismo invernale invece quasi non esiste orientandosi su altre vette più “degne” di tale nome. E' un vero peccato perdersi questo piccolo, grande gioiello!

Riepilogo:
Difficoltà: E
Nome: Trekking dell'Isola di Palmaria
Luogo: Arcipelago Spezzino – La Spezia (Liguria)
Partenza: In battello dal porticciolo di Portovenere, poi da qualsiasi molo di attracco.
Quota di partenza: 2 mt
Quota massima: 175 mt
Dislivello effettivo con saliscendi: 440 mt
Lunghezza percorso: 9,0 km
Sentiero sempre segnato e cartellonistica in loco.
Periodo consigliato: primavera e autunno. In estate il caldo è pericoloso.
Cartografia: IGC n. 23
Informazioni utili: sito del Parco Naturale Portovenere
Orari battelli: sito del Comune di Portovenere

Su Google Maps è possibile vedere la mappa satellitare del percorso.

Punta della Scuola con la torre di guardia
I resti della Batteria Albini: le postazioni dei cannoni
Una deviazione dal sentiero ci porta su degli scogli a filo dell'acqua
A quota 45 metri. Uno sguardo indietro verso la Punta della Scuola
La vista dalla scogliera di Punta della Marinella
Si scorge la seconda isola dell'Arcipelago Spezzino: l'Isola del Tino
Di nuovo a livello del mare sulla spiaggia di Cala del Pozzale
Gli scheletri in tubolare usati come sostegno per le tende militari
Proseguendo sulla spiaggia fino al punto più a sud dell'isola: Capo d'Isola
I resti della cava a cielo aperto di Capo d'Isola
Il paesaggio cambia di nuovo a quota 50 metri su un pianoro roccioso
La parte più inaccessibile dell'isola: gli strapiombi di Caletta e Cala Grande
Il sentiero offre uno spettacolo mozzafiato
Scorcio sul Tino e le falesie scavate dai minatori sullo strapiombo a destra
Particolare delle cave (raggiungibili ma pericolose)
Suggestiva vista sul litorale delle 5 Terre
La chiesa di San Pietro domina lo stretto tra Palmaria e Portovenere
Il sentiero sfocia improvviso sugli scogli della spiaggia di Punta Secca
Uno dei bunker militari della spiaggia
Isola di Palmaria: un piccolo grande gioiello!